martedì 27 agosto 2013

Da Berga alla Sella Banchiera e alla capanna di Tonno




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Partenza e arrivo: Berga (Al)
Tappe intermedie: Casoni di Berga, Sella Banchiera, Capanna di Tonno, Campassi
Lunghezza del percorso: 15 km circa
Tempo di percorrenza: 5 h. circa
Segnavia: bianco-rosso 250, 251, 245

Considerando che poco più di un anno fa non conoscevo una buona fetta della nostra provincia, seppure non così distante da me, posso dire oggi che con la visita di Berga (e Agneto, e Campassi...) e con l'itinerario percorso, ho coperto un'altra buona parte di appennino.
Di voler andare a Berga, piccolo paesino nel Comune di Carrega Ligure, l'ho detto in tempi non sospetti, in particolare un mesetto fa quando sono stato a San Fermo per l'escursione all'Antola con la mia amica Francesca. Da San Fermo si guarda Berga e un po' ci si innamora di questo paesino - l'ultimo del Piemonte - con le case che sembrano tutte buttate le une addosso alle altre, sul versante della montagna che porta lo stesso nome del paese. Berga è nascosto, sono pochi i punti da cui lo si può vedere e San Fermo è uno di questi.
Per arrivare a Berga si risale la Val Borbera fino ad imboccare la SP147 di Carrega Ligure, sulla quale, dopo oltre 2 km, occorre prendere sulla destra il bivio che sale alla volta di Angeto, Campassi, Croso, Boglianca e Berga. La strada è stretta, ma non quanto quella che porta a Vegni e dopo aver transitato sotto ad alcune grandi grotte si arriva ad Agneto, altro paesino poco visibile da qualunque altro punto della zona. Case vecchie in pietra si accompagnano ad altre più recenti, con il campanile che svetta all'inizio del paese. C'è movimento, d'altra parte siamo nella settimana di ferragosto e c'è fermento in tutti i piccoli borghi delle quattro province. Superato Agneto, la strada scende fino ad un ponte sul torrente Agnellasca, superato il quale riprende a salire fino ad un bivio al quale occorre mantenere la destra (a sinistra si va al borgo di Campassi) ed ecco che, dopo alcuni tornanti, si raggiunge Berga.
Berga, a circa 900 mt. di altitudine, è stato - in passato - un paese ampiamente popolato, tanto che arrivò a contare circa 350 abitanti fino ai primi anni del novecento. Il progressivo spopolamento conobbe il suo culmine negli anni sessanta, come la gran parte dei paesi del nostro appennino e oggi, Berga, è un paese che vive principalmente nei mesi estivi. Si dice che Berga - il cui nome nei documenti è citato per la prima volta nel 1253 - ebbe origine da un antico convento di frati sorto in località Casoni di Berga (che oggi visiterò).
Parcheggio l'auto nelle vicinanze del cartello con il nome del paese, ma non potrei neanche andare più avanti perché la strada è sbarrata e le buone prassi degli abitanti impongono di parcheggiare qui, visto che in mezzo al paese ci sarebbe troppa confusione in estate. Qui c'è anche una bacheca, che riporta una breve storia del paese e i percorsi escursionistici del comprensorio dei "Villaggi di Pietra": poco distante, un cartello con il segnavia bianco-rosso numero 250, mi indica che devo procedere verso il paese per trovare l'inizio del mio sentiero. Sulla destra della strada, un grande tendone con l'insegna "er ballu", il luogo dove si riuniscono i paesani per le feste. Io procedo deciso verso le prime case del paese, poi, proprio sopra ad una vecchia fontana, prendo una rampa che sale a sinistra, allontanandosi dal paese, contrassegnata dal segnavia numero 250. Il sentiero, seguito da una staccionata in legno, offre delle belle viste sul paese di Berga, in mezzo al quale svetta il campanile della chiesa e procede sul fianco di alcuni ruderi di abitazioni o stalle, delle quali rimangono soltanto i muri e poco altro. Proseguendo, si incontrano anche alcune abitazioni ormai in stato di abbandono e dopo una breve salitella, di fronte ad una cappelletta fatta costruire da Virginio Chiesa nel 1916 per grazia ricevuta durante la grande guerra, ecco il piccolo cimitero di Berga, oltre il quale si vedono i verdi prati di San Fermo. Mi basta un'occhiata veloce tra le lapidi, per vedere che qui, si chiamano tutti Chiesa, di cognome.
Il sentiero prosegue oltre il cimitero, in salita, accanto a dei caratteristici muretti a secco ricoperti di muschio e diventa via via sempre più sporco e meno curato: purtroppo - o per fortuna - la vegetazione di questi boschi è rigogliosa e occorrerebbe pulire i sentieri di montagna molto più spesso di quanto in realtà avviene. Le segnalazioni del CAI sono comunque ben visibili e sempre presenti nelle diramazioni principali della strada. Dopo una bella salita sulle pendici del Monte Berga in mezzo ad un bosco di faggi, con splendide viste - alle mie spalle - su San Fermo, si giunge finalmente nei pressi di numerosi ruderi: eccomi arrivato a Casoni di Berga, a 1077 mt., dove si dice sorgesse un antico convento. Qui il sentiero passa in mezzo ai muri delle case, ricoperti di muschio e in parte crollati. In alcuni di essi si possono ancora scorgere, all'interno, i resti di antiche mangiatoie in legno, che occupavano le stalle poste ai piani terreni delle abitazioni. Poco distante, una fontana  completamente avvolta dal muschio e ricca di acqua, nei pressi della quale si perdono le segnalazioni del sentiero e, per un attimo, vado in difficoltà. Poi ricordo di aver letto da qualche parte, studiando su internet il percorso, che occorreva risalire un tratto lastricato e così mi infilo sulla sinistra della fontana, superando alcune grosse pietre, in quello che probabilmente era un vecchio rio, oggi asciutto. Dopo poco riprendono le segnalazioni sugli alberi e arrivo nei pressi di un bivio: a sinistra, il sentiero 246 porta a Campassi, mentre io proseguo sulla destra, sul sentiero 250, alla volta della Sella Banchiera.
Da qui in poi il sentiero è decisamente più piacevole e, all'interno di una faggeta, taglia le pendici del Monte Berga in leggero falsopiano, con alcune belle viste sul Monte Buio, del quale vedo ad occhio nudo la croce posta sulla sommità. Dopo aver percorso buona parte del sentiero tra esemplari di faggio, giungo in corrispondenza di un punto in cui la vegetazione cambia e faccio ingresso in un bosco di conifere. Quando la vegetazione si inizia a fare via via più rada, risalgo un tratto roccioso tra i ginepri ed inizia a delinearsi in maniera sempre meglio definita il panorama di fronte ai miei occhi, compreso il Monte Antola che è proprio sopra di  me: eccomi nei pressi della Sella Banchiera, che raggiungo dopo poche centinaia di metri.
La Sella Banchiera (mt. 1274) è un punto panoramico ai piedi del Monte Antola, vero e proprio crocevia di sentieri. E' infatti da qui che partono numerosi sentieri: il numero 251, che conduce alla Capanna di Tonno (che tra poco percorrerò); il numero 245, che sale verso il Monte Antola e scende alla volta di Croso e Campassi; il 243, che porta - attraverso il Rio Sopei - a Reneuzzi e, non ultimo, il sentiero 250, che ho percorso da Berga fino a qui.
Prima di ripartire, però, voglio godermi per un po' il panorama e la tranquillità che si respirano da qui sopra. Anzi, ne approfitto per pranzare, visto che inizia a farsi tardi. Il tavolo di legno con le panchine che è stato posizionato sulla Sella Banchiera è proprio sotto un sole cocente e così mi siedo poco distante, all'ombra di una pianta, lungo il sentiero proveniente da Croso e diretto all'Antola. Dopo aver mangiato qualcosa e soprattutto reintegrato i liquidi persi con questo grande caldo, è il tempo di qualche scatto fotografico: il panorama da qui è splendido e mi permette di vedere tutta la costa che ho percorso, alla fine di luglio per l'ultima volta, per raggiungere il Monte Antola da San Fermo. Un autoscatto e via, con 7-8 schegge che il tavolo in legno mi lascia nella mano destra e che mi daranno fastidio per tutto il resto del percorso (siete avvisati, attenzione a quel maledetto tavolino!) sono pronto per raggiungere la Capanna di Tonno, che ho scelto come punto di arrivo della mia escursione di oggi.
Il sentiero 251, ben evidente, taglia a mezza costa il versante della montagna e, superando numerosi rii ormai tutti asciutti, permette in breve tempo di allontanarsi dalla Sella Banchiera, che posso già vedere in lontananza alle mie spalle, una volta che mi sono portato sul versante opposto della montagna attraverso un bel bosco di faggi. Il bosco cambia però velocemente fisionomia, una volta giunti su questo versante e superati numerosi alberi caduti che ostruiscono il sentiero, procedo per un lungo tratto in piano sotto al sentiero che porta al Monte Antola da San Fermo. Dopo circa 50 minuti dalla mia partenza dalla Sella Banchiera, giungo all'intersezione del sentiero 251 con il sentiero 200 e, dopo poche decine di metri in piano in direzione di San Fermo, eccomi giunto finalmente alla Capanna di Tonno, meraviglioso punto panoramico situato sul crinale al confine tra la provincia di Alessandria e la provincia di Genova.
La capanna è libera, non c'è nessuno e ne approfitto per rilassarmi un po': appoggio zaino e bastoni e rimango qui sotto, all'ombra, a guardare il panorama verso la Liguria, con i paesini di Tonno e Casareggio proprio sotto di me e le cime dell'appennino ligure sullo sfondo. C'è una pace e una tranquillità qui che viene quasi voglia di non alzarsi più. Scatto qualche foto e finisco la tavoletta di cioccolata che avevo iniziato alla Sella Banchiera, poi un sorso d'acqua e lascio la capanna, immettendomi sul sentiero del ritorno.
Il ritorno avviene percorrendo il sentiero 251, lo stesso di poco prima, in senso contrario, fino alla Sella Banchiera, che raggiungo piuttosto velocemente, in poco più di 40 minuti. Da qui, coerentemente, dovrei ripercorrere il sentiero 250, lo stesso di questa mattina, in senso contrario fino a Berga, ma cambio idea all'ultimo e imbocco in discesa il sentiero numero 245, in direzione di Croso: da qui, poi, raggiungerò Campassi e Berga (non so come, ma in qualche modo sicuramente. Al massimo camminando sull'asfalto..).
Il sentiero 245, in discesa, è una di quelle punizioni divine che non ti aspetti. Camminare con questo dislivello, su queste pietre, si rivela ben presto letale per le mie giunture e percorro buona parte del sentiero facendo smorfie con il volto e lanciando maledizioni da tutte le parti. Ogni tanto, tra gli alberi, intravedo Ferrazza e Reneuzzi (anzi: a Reneuzzi scorgo tra la vegetazione un tetto rosso, poi ci ritornerò nelle prossime schede...) e incontro le intersezioni con altri due sentieri: il 243a, bretella di collegamento tra il sentiero 245 e il 243 e il 246a, la variante che conduce al paese di Croso. Giungo così, dall'alto, nei pressi di una fontana-lavatoio che si trova oltre le ultime case del paese di Campassi.
Poco distante, un signore che sta lavorando in giardino, al quale mi avvicino e chiedo indicazioni per tornare a Berga. "Tieni presente che Berga è dietro di te" mi dice il signore con un forte accento genovese "quindi il modo più veloce per arrivarci è scendere tra le case di Campassi, prendere la strada asfaltata e poi immetterti in una strada forestale che ti porterà a Berga". Lo ringrazio e scendo tra le abitazioni di Campassi, su di un viottolo così ripido che quasi mi sembra di cadere. In mezzo al paese alcune case in pietra, vecchissime, accanto ad altre più recenti, alcune quasi nuove. Tra le case panni stesi, tra cui diversi teli con lo stemma della Sampdoria: è proprio vero che siamo quasi in Liguria....!
In fondo al paese, la chiesa con il suo campanile che svetta tra i tetti delle case: è l'abbazia di San Giacomo, ne ho sentito parlare e vorrei farci un salto, ma oggi non è il caso. Ci ritornerò (molto a breve...). Mi incammino così sull'asfalto in direzione di Berga, salvo voltarmi ancora una volta, poco prima di una curva, per vedere alle mie spalle la strada che arriva a Campassi con il campanile che sembra quasi appogiato lì sopra. Percorro l'asfalto fino ai pressi di una cappelletta sul lato della strada, dove mi fermo un attimo a guardare il panorama di fronte a me: la Sella dei Campassi sembra lontanissima da Reneuzzi, e pensare che normalmente, quella strada si percorre in poco meno di due ore. Tra le piante inizia a vedersi anche Agneto.
Mi rimetto in cammino e dopo poco incontro una strada, sulla sinistra, che sembra proprio essere la "strada forestale" che mi ha descritto il signore di Campassi. La imbocco e la sterrata inizia subito a salire fino a una cappelletta, poi ridiscende ripidamente e non faccio neanche in tempo ad accorgermi che sono sulla strada sbagliata che, con un colpo di fortuna, mi ritrovo su un sentiero decisamente più largo che è, senza dubbio, quello giusto. La strada, in pochi minuti, mi riporta al cimitero di Berga, che questa volta raggiungo dal lato opposto. Senza tornare in paese, prendo l'altro sentierino, quello che aggira il cimitero e scende nei pressi della bacheca in legno dove ho parcheggiato la macchina. Mentre scendo, il sole delle cinque del pomeriggio illumina tutte le montagne di fronte a me e San Fermo brilla più che mai, mentre Agneto e Daglio sembrano incastrati tra i versanti delle montagne.
Arrivo alla macchina decisamente stanco: la camminata è stata impegnativa. Sporco il primo tratto, quello fino a Casoni di Berga, il sentiero è migliorato successivamente, nonostante troppi alberi spezzati e coricati sul sentiero. La stessa scena si è ripetuta nel tratto fino alla Capanna di Tonno, decisamente meno faticoso, comunque. La discesa sul sentiero 245, invece, massacrante. Sono però contento della mia escursione: ci tenevo a stare a Berga, e soprattutto ci tenevo ad arrivare alla Sella Banchiera, che ormai era l'unico punto, nelle immediate vicinanze dell'Antola, che non avevo ancora visitato. Per gli amanti delle asperità di questo territorio così selvaggio e incontaminato, questo itinerario è, ovviamente, consigliatissimo.

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