venerdì 2 agosto 2013

Quattro passi a Volpara...



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Partenza: Caldirola (1.100 mt.)
Arrivo: Volpara (940 mt.)
Lunghezza percorso (a/r): 13,23 km
Tempo di percorrenza (a/r): 4 h circa
Dislivello complessivo: 787,83 mt.
Segnavia: transiti su 200 bianco-rosso, e 215 bianco-rosso


A Volpara era un po' che ci volevo andare. Per un motivo o per l'altro, però, non ci ero più riuscito da quella volta - nel 2007, se non sbaglio - in cui, con il mio amico Marco, avevamo tentato la fortuna tornando da Volpara verso Caldirola per un sentiero poco battuto fino a perderci nella pineta sotto al Giarolo. Ecco, ricordo che quella volta ho avuto abbastanza paura, perché dopo che cammini con la pancia a terra - manco fossi in una trincea di guerra - sugli aghi di pino, in una fitta pineta, per alcune ore e non riesci ad uscirne, un po' incominci a pensare che non ti troveranno più. Meno male che era estate e che le giornate erano lunghe. Ricordo che siamo sbucati, finalmente, sotto all'ultima antenna del Giarolo, dalla parte totalmente opposta a quella in cui pensavamo di usicre, ad un'ora improponibile, forse poco prima delle otto di sera. Da quella volta, ho sempre camminato sul sentiero!
Negli scorsi anni, con mio padre ne ho parlato spesso di tornare a farci un salto, a Volpara. Lui passando per i monti non ci era mai stato e mi sarebbe piaciuto portarlo: mio padre è un discreto camminatore, di quelli che lo fanno non solo perché "camminare fa bene alla circolazione" e glielo ha detto il medico, ma anche perché, in fondo in fondo, gli piace. Così, quando può, viene con me a farsi qualche giretto. Il passo ce l'ha eccome. Quindi, dicevamo: stamattina non ci sono scuse, si va a Volpara.
Portiamo la macchina alla Colonia di Caldirola e prendiamo subito il sentiero dietro al cancello verde, quello che sale sulle piste da sci portandoci - dopo aver attraversato un prato - nel canalone. Ora io lo ripeto per l'ennesima volta: Caldirola è luogo di compromessi e di serena convivenza tra trekkers e bikers, quindi fate estrema attenzione perché i nostri sentieri sono tagliati dalle piste da downhill, in alcuni casi quasi sovrapposte al tracciato. Vi capiterà di vedervi sbucare fuori un biker dai rovi, ma ci farete l'abitudine: orecchie ben dritte.
Saliamo, per una volta, da una delle piste solitamente meno battute (almeno: da me), ossia la 3, quella che -allargandosi a sinistra, ma non fino a spingersi fino a sotto al monte Panà (quella è la 4), permette di giungere nel grande prato dove una volta era situato l'arrivo della seggiovia (che oggi è invece alcune centinaia di metri più in alto, sul crinale). Il sole è forte, ma tutto sommato la salita fino a qui è stata tranquilla e una leggera arietta ci ha addirittura rinfrescato. La seggiovia è piena di bikers che salgono con la loro bicicletta e noi attraversiamo il prato passando proprio sotto alla seggiovia per dirigerci alla volta di un boschetto, non segnalato e anzi, ora utilizzato come pista da downhill, che risaliamo stando ben attenti a non farci investire.
Questa del boschetto è una vecchia scorciatoia che, da sempre, noi di Caldirola utilizziamo per raggiungere più in fretta la costa che conduce al Monte Giarolo, evitando di passare per il Monte Gropà.
Quando stiamo per arrivare sul crinale, vediamo sbucare tra le foglie degli alberi le antenne del Giarolo con la statua del Redentore: la costa è ancora tutta fiorita, proprio come una settimana fa, ma i colori questa volta sono un po' più tenui. Certo, è sempre uno spettacolo. Percorriamo il crinale in direzione del monte Giarolo per metà, poi - giunti in corrispondenza del cartello che segnala il bivio dei sentieri 200/215 - attraversiamo il recinto portandoci sul lato della val Borbera e scendiamo dritto per dritto sul prato fino a imboccare il sentiero 215 (Albera Ligure - Bivio Sentiero 200) in corrispondenza di un paletto.
La sterrata scende alle pendici del Monte Gropà e permette di ammirare, di fronte a noi, il Monte Roncasso, fino a sopraggiungere nei pressi di una stalla, dove ci fermiamo a rinfrescarci alla vicina fontana. Dalla fontana, si ha una bella e particolare vista del Monte Giarolo e non posso fare a meno di scattare qualche fotografia, prima di ripartire. Attraverso alcuni tornanti, in mezzo a piante di nocciole, la sterrata scende dolcemente fino ad arrivare nei pressi di un bivio: il sentiero 215 è segnalato dritto, ma noi lo abbandoniamo svoltando a destra, in direzione di Volpara. Dopo alcune centinaia di metri in una discesa ora leggermente più ripida, compare sul lato del sentiero una recinzione, che ci accompagnerà fino a Volpara. Il paese inizia a vedersi in lontananza, appoggiato sul versante della montagna. In fondo, la chiesa con il campanile voltato a guardare la cima dei monti. Attraversiamo un rio e i tetti delle case si fanno sempre più grandi, sempre più vicini: il paese non è così distante.
L'ingresso a Volpara è dall'alto, su di una ripida discesa dove si passa di colpo dalla sterrata al cemento e poi all'asfalto. Sulla destra una piccola fonatna, proprio di fronte a un portico che regala una bella vista sul monte Cosfrone e sul crinale del Roncasso, proprio di fronte a noi. Scendiamo tra le case, tutte con le finestre aperte. I cani abbaiano, le persone spostano le tende delle finestre per vedere chi è arrivato. La discesa è così ripida che ci chiediamo come faranno qui d'inverno, mentre mio padre scruta tra le case alla ricerca di qualche luogo familiare. Da giovane era venuto qui parecchie volte, quando ballavano.
Arriviamo in corrispondenza di due fontane, poco oltre le quali si trova la chiesa, dove un anziano signore con il cappello di paglia sta leggendo il manifestino affisso sulla porta. Oltre la chiesa, una ringhiera che sembra una specie di balcone aperto sulla Val Borbera.
Mentre osserviamo l'ingresso della chiesa, sentiamo il signore borbottare qualcosa. 
"Non c'è più niente qui! Non c'è più nessuno...io lo so cos'era una volta Volpara!".
Ci avviciniamo. "Parlumse in dialettu, nuiotri ca summa muntagnè", gli diciamo.
"Ad nande ca sai?"
"Ad Craidoa. A summa ei fiò e ei nvudu du Dinu, ei pustè. Ul cunsè u Dinu?"
"U Dinu? Si si, a m'la ricordu"
"U cugnessa coc d'oein d'otru, ad Craidoa?"
All'anziano si illuminano gli occhi.
"Me szia l'era ad Craidoa. De Benedetti as ciamè". 
Restiamo a parlare per un buon quarto d'ora, mentre il campanile di Volpara suona mezzogiorno. Ci dice di essere "ei pusè vegiu da Vulpoia" (il più vecchio di Volpara). Avrà una novantina d'anni, ma è ancora in forma, e guida anche. E' venuto al cimitero a fare una visita alla moglie e a vedere il suo paese. Lui ora non ci vive più, si è spostato verso la pianura, però mentre parla delle persone di una volta lo vediamo come ringiovanire. Gli brillano gli occhi quando facciamo i nomi di qualcuno che conosce, soprattutto quando gli diciamo che è ancora vivo e che sta bene. 
"E a Olga, a gh'è ancù a Olga?" 
"Si, a Olga a gh'è, a sta bein. A l'umma vusta cl'è neint tantu"
"Quanti bali co' a Olga! A gniva a Craidoa aposta!"
Credo che l'anziano signore abbia vissuto un quarto d'ora in cui ha ripercorso 90 anni di vita. E' stato bello sentirlo, mi ha fatto piacere.
Ci saluta e ci indica la strada per risalire senza fare troppa fatica, perché camminando ci siamo fatti un bel giro all'interno del paese. Camminiamo ora su di una stradina in cemento che ci riporta nei pressi del portico che abbiamo visto al nostro arrivo, dove non distanti, tre gatti si godono l'ombra senza degnarci di uno sguardo al nostro passaggio. Salutiamo Volpara, lasciandoci alle spalle le ultime case e rimettendoci sul sentiero, ora scaldato da un sole fortissimo. Il caldo è fastidioso, si fatica a respirare. 
Questa volta niente scorciatoia: si risale per il sentiero da cui siamo scesi, dopo quella volta ho imparato a non fidarmi della strada più breve ma più brutta. Superiamo il rio, poi il bivio e ci reimmettiamo nel sentiero 215, fermandoci ogni tanto all'ombra di qualche pianta per tirare il fiato. Giunti alla stalla, iniziamo a sentire nuovamente l'aria fresca del crinale, che raggiungiamo in circa 15 minuti di cammino. Una volta tornati sul lato della Val Curone, scendere alla Colonia è un attimo, passando dalla pista numero 2, la più ripida, quella che ricalca in parte il tracciato della Seggiovia. Qui il clima è decisamente diverso: una bella arietta ci rinfresca, anche se dopo tutto il caldo che abbiamo preso, ci vorrebbe ben altro.
Siamo soddisfatti del nostro giro a Volpara. Mio padre non ci stava da tanto tempo e ha potuto rivedere luoghi che stava quasi dimenticando, oltre a fare una bella scarpinata. Poi l'incontro dell'anziano signore ha reso la giornata in un certo senso unica, come accade ogni volta in cui finisci in un paesino sperduto e incontri qualcuno che ti racconta la sua storia. Secondo noi, tornando a casa in macchina, avrà passato il viaggio a ricordare tutti i balli che ha fatto a Caldirola in vita sua.

Photogallery:




































































































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